Massimo Duranti
In occasione della mostra Alitalia, novembre 2005 – febbraio 2006

Figurativo d’elezione, i temi e i soggetti della pittura di Roberto Banfi Rossi attraversano il tempo indagandolo nelle atmosfere e nei territori vissuti della civiltà, ma anche nella minuziosità e preziosità dei probabili orpelli dei quali l’espressività umana si è coperta nei secoli. Non ama tuttavia focalizzare una condizione specifica, una stagione precisa dei millenni, bensì stratifica in velature sapienti e compenetra figure distanti fra loro nel tempo e nello spazio, architetture e paesaggi differenti per sublimare l’uomo e i segni che ha lasciato. È un citazionista della sua fantasia affollata di favole, simboli e magie. Inventore di epopee e narrazioni storiche, immagina civiltà arcaiche e situazioni fra l’irrazionale e l’enigmatico. Ne escono figure temporalmente mitologiche, antropomorfe e spesso statuarie che popolano parchi archeologici immaginifici. Dipinge la tela coi colori a olio con la lentezza dei maestri antichi, non conoscendo la pittura di getto, lasciando invece spesso sedimentare le tele incompiute per settimane e accanendosi sui particolari di un ornamento, sulle decorazioni di una architettura o sull’affollamento delle figure lillipuziane che guardano una scena gigantesca. Le sue narrazioni sono dunque stranianti e intriganti, ma soprattutto affascinanti. La sua pittura non ha riscontri in tendenze recenti; è un solitario, e un caso a sé nella pittura contemporanea, ricercato da collezionisti raffinati, difficile preda di un mercato delle quantità programmate.

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